Al centro del nostro Metodo “A piedi Liberi” c’è proprio questo, ovvero il concetto di accendere fuochi, come dice il grande magistrato Gianrico Carofiglio, quando la maggior parte delle persone ad oggi interessa di più riempire le menti, “versare dentro” ai nostri bambini più nozioni, più attività, più stimoli.
“Accendere i fuochi. Manuale di lotta e gentilezza”, titolo del suo ultimo libro, significa mantenere viva la fiamma della curiosità. Carofiglio ci ricorda che la vera conoscenza nasce dallo stupore e dalla voglia di porre domande, piuttosto che dalla fretta di dare risposte. Fuochi di curiosità, di domande, di voglia di scoprire.

E poi avere il coraggio di lasciarli ardere, e cosa significa davvero nella pratica?
Lo facciamo tutti per amore: diciamo “E se lo iscrivessi a…? E se facesse anche…?”. Compiliamo agende, chiediamo consigli a 3 mamme, a 2 pedagogiste e a google (ci siamo passate tutte), abbiamo paura che un pomeriggio “vuoto” sia un’occasione persa, ma se ci fermassimo un secondo a guardarli vedremmo che tra 0 e 6 anni ai bambini non serve altro riempimento: serve spazio, serve tempo, serve qualcuno che stia lì, vicino, senza fretta.

Tempo vero insieme che è il tempo sul divano a leggere “Piccolo giallo e piccolo blu” 4 volte di fila perché così lo vuole lui, che ci corregge se cambiamo una parola. Oppure del momento della cena in cui possiamo chiedere: “Oggi cosa ti ha sorpreso? Se il tuo peluche potesse parlare, di cosa si lamenterebbe?”.
Nel nostro progetto vedo ogni giorno bambini che raccontano per 10 minuti come il camion “è andato a fare la spesa” oppure di quando “domani sono andata a cucinare con la nonna sai”. In quel momento stanno allenando linguaggio, la memoria, il pensiero narrativo, il senso del tempo e tutto senza schede o lavoretti, perché un adulto è lì con loro consapevole e li ascolta davvero.
La libertà di movimento e di sbagliare di cui noi parliamo tanto all’inizio dell’anno con le famiglie che aderiscono al nostro progetto quotidiano, si concretizza nella possibilità di correre in cortile finché le guance diventano rosse, di salire e scendere dagli alberi e dallo scivolo 20 volte, di cadere, rialzarsi, sporcarsi di fango.
L’altra settimana due bimbi hanno passato tutta la mattina a trasportare acqua da una pozzanghera all’altra con bicchieri bucati e imbuti. A noi pareva “solo gioco” mentre loro stavano facendo fisica, matematica, frustrazione, negoziazione, pazienza.
Il corpo pensa mentre un bambino si muove, capisce meglio il mondo e anche se stesso.
Insieme al grande e meraviglioso diritto di annoiarsi, proprio a quei “mamma/maestra mi annoio” che ci fanno di solito scattare. È lì che succede la magia, che due bambini decidono di trasformare le sedie in una città, inventano una regola nuova, spesso litigano e poi trovano da soli come fare pace.

Se riempiamo ogni silenzio, gli togliamo la possibilità di scoprire di cosa sono capaci.
Domande che accendono e insegnano a guardare gli altri e questa è la parte più importante del nostro lavoro nel progetto pedagogico 0-6: non dire “bravo” o “fai così”, ma a fare domande che li aiutano a guardarsi intorno, a capire se stessi e a capire gli altri.
Ci capita nelle nostre giornate di sperimentare con loro il prezioso concetto dell’empatia… Qualche giorno fa ho detto ad una bambina: “Ho visto che il tuo amico sta facendo fatica a costruire la capanna. Tu cosa potresti fare per dargli una mano?”
In quel momento non c’è solo l’azione dell’aiutare ma anche la possibilità di imparare a riconoscere la fatica dell’altro e a scegliere di esserci.
Oppure insieme sperimentiamo il grande dono del senso di responsabilità.
Quando dobbiamo riordinare spesso diciamo: “Dobbiamo liberare la stanza per fare la prossima attività. Secondo voi cosa potremmo fare insieme? Chi inizia? Come ci organizziamo?”.
Quindi non impariamo solo a riordinare ma a vivere il “facciamo parte della stessa squadra”.
E da queste riflessioni abbiamo iniziato a programmare per il prossimo anno “un approccio al pensiero filosofico”, adeguato alle varie età, ovvero la creazione di uno spazio in cui i più piccoli imparano a fare domande, a cercare risposte ragionate, a confrontarsi con idee diverse e a costruire un pensiero autonomo. Perché per noi fare filosofia con i bambini non significa insegnare storia della filosofia, ma allenare il pensiero e il fare domande, e chiudere sempre con un grazie: “Grazie per avermi fatto pensare con te”.
Non stiamo insegnando filosofia ma stiamo dicendo ai nostri figli: il tuo pensiero vale e io ti ascolto.
Posso mettere al centro della stanza una piuma portata dal vento e chiedere: “Secondo voi, da dove viene il vento? E dove va quando smette di soffiare?” , “Viene dalle nuvole che corrono o viene dagli alberi quando si muovono?”.
E se qualcuno dice come mi è capitato che “Forse va a trovare altri bambini dall’altra parte del mondo”, io non correggo e continuo a chiedere loro cosa ne pensano…

In pochi minuti escono concetti di movimento, di invisibile, di lontananza, di emozione. Esce il loro modo di pensare il mondo e imparano ad ascoltarsi tra di loro, ad aspettare il turno. A dire a volte “io la penso diversamente da te”.
Come pedagogista e come mamma vi dico per concludere che i corsi non sono il male, se a nostro figlio piace il calcio, la musica, la danza e lo fa con gli occhi che brillano, benissimo e non vanno demonizzati, ma non confondiamo il “fare” con il concetto di “crescere”. Quello che fa crescere in modo sano ed equilibrato è per me altro, ovvero il tempo vuoto ed il gioco libero, con la presenza consapevole di un adulto che li ama senza soffocarli.
Per me è importante il sentirsi guardati, ascoltati, aspettati e imparare, attraverso le nostre domande, che anche gli altri hanno dei bisogni.
Per questo penso che non dobbiamo riempire la loro vita ma dobbiamo accendere fuochi. E poi avere il coraggio di lasciarli ardere e, tra gli 0 e i 6 anni, per me tutto questo sa il profumo del prato in ogni stagione, il rumore delle pagine sfogliate di libri letti e riletti, di domande senza risposta, e di noi seduti lì accanto con i cuori che battono forte e insieme.


